non è la prima volta, no.
così tutti assieme, tanti occhi che guardano, cercano, valutano prima di passare all'azione,
io sono ferma
bloccata
spalancata ad ognuno, nuda,
piena e vuota, vuota e piena
dipende da cosa, e non è la prima volta
non sono imbarazzata, ma solo per oggi.
ho altro a cui pensare, la mia nudità e loro che guardano e toccano oggi non mi tange.
"Io son fatto da Dio, sua mercé, tale
Che la vostra miseria non mi tange"
(Dante, Inf)
Forse un solo pensiero, l' unico coerente tra cento vaneggianti, che finisca presto questa volta. che sia veloce. un paio di ore, si. andrebbe bene, molto meglio.
non ho neppure freddo, sono sudata, qualcuno mi guarda persino con affetto. è una donna, lei che mi puo' tirare fuori di qui presto con praticità. guardo solo lei, mi aggrappo con le pupille al suo volto, in basso non posso guardare, gli altri non li voglio guardare. non ancora.
lei è dolce, si capisce da come mi guarda, mi sprona. il tempo che passa pare infinito. respiro inspiro e espiro, perchè la fine corra presto da me.
la fine è il suo piccolo corpo caldo sul mio corpo stanco e felice.
è quello il momento che aspetto, tutto il resto in quell' attimo sparirà, come se fossimo noi due soltanto. madre e figlio. amore.
Mi mancano quei pomeriggi
dove il trascorrere
partiva da un puntino nero sulla carta da parati a fiorellini rosa e dorati
per poi passare a millenoventotre pensieri diversi, ognuno legato
all' altro da un' intima complicità di gioventù.
ogni spunto partoriva riflessioni e il tutto senza muovere un dito,
coricata sul divano passavano le ore fino alla cena
inutili solo in apparenza
ma si cresceva invece
in spirito e mente anche sbagliando talvolta.
Ora invece la lista della spesa o cosa fare prima o cosa fare dopo
fanno a pugni nella mia testa, e poco importa chi vince.
Quel piacere solitario degno di una vera beata gioventù è così raro
che nessuno infranga con una camicia da smacchiare
o un compito di storia da ripassare.
Se il rovesciarsi di parole
e pensieri
avesse un pochetto
della grazia di questo fiore
sarebbe sgombra la testa
di inutile brusio
ed essenziale
il pensiero
diverebbe
la porta
del godere
di ogni
cosa....

buoi e sposi dei paesi tuoi, si dice.
di sposi ne ho visti due in otto giorni come in un sogno doppio, come tutte le paia che conosciamo, erano bruni entrambi e perlati d'emozione. con le spose cremose e carine, sorridenti. Due sposi sommati portano appresso una moltitudine di parenti e amici, mille faccie diverse, poche poche parole scambiate. Regioni diverse menù agli opposti culinari, settecento chilometri tra l'uno e l'altro.
Ma quel che mi importa è che uno fra i due è amico mio, come pure la sposa sua. E mentre sollazzano nella luna di miele io li penso e ripenso felici, ma mica per poco, per tanto perdio. Per tutta la vita amico caro poeta, e se tutta la vita pare un' espressione immensa in cuor mio riesco bene a immaginare che quello è il vostro tempo, tutto quanto, certo.

ho poi trovato quella favola che dicevo,
nel taschino di un gilet chiaro ripieno di spillette. il foglio stava piegato ordinato in quattro parti. dentro c'era scritta una di quelle storie d'amore che accadono soltanto con la luna cospiratrice. scritta minuta minuta la favola aveva un che di magico: man mano che leggevi le parole cambiavano e la storia diventava infinita. impossibile trascriverla, la leggevo e rileggevo ed ogni volta che finivo ricominciava.
iniziava con quel sorriso buono, posato sotto occhi neri e vivaci, che s' offriva lieto;
lei l' incontravi quasi per caso in una via e t'offriva promesse da mantenere.
tanto che procedeva la narrazione, nei tumulti dei fatti, un suo abbraccio era sempre pronto a sostenerti quando la strada non aveva più cemento per condurti.
rigo dopo rigo la fiaba entrava nel mio cuore colorando arcobaleni che spengono la tempesta.
una favola particolare che non è fatta per la nanna dei bimbi ma creata per consolare nel reale, come solo l' amicizia sa fare...

John William Waterhouse
' Psyche Opening the Door into Cupid's Garden ' (1904)
(un giorno già vecchio nel tempo.
la parete porporina fissavo e mi vedevo cozzarci contro la testa, crollare per terra, chiamare la calma sbiadita, capire di non capire. Confusa ed esausta
poi mi rialzavo.
ma questo non accadeva, lo immaginavo soltanto.
(poi ti ho scritto:)
passo ore a pensare di trovarmi, tirarmi fuori, stasera sarà così e cosà e invece il rientro che mi aspetta non ha mai le tue braccia calde e salde ma lo stridore di un quadro squarciato,
vi è pure una mosca impazzita rinchiusa in un barattolo di vetro da un ragazzino un poco cinico.
"io sono la mosca nera
e sbatto la testa contro le pareti e scivolo
daccapo sul fondo
e risalgo e ribatto e scivolo
risalgo ribatto scivolo
e poi mi manca l' aria
le zampe piano piano si piegano sul corpo
non seguono la voglia di vivere
sto ferma impazzita e morta. così."
e vorrei avere due vite ancora
una per ricominciare daccapo con lei,
una per stare con te,
non riesco a fonderle queste due cose.
Ogni cosa che muore, rinasce, e il male passato lento, lascia fiori bianchi che fanno bene. La forma, le venature, il declinare con armonia la sua corolla e infine il profumo e quella polvere gialla che rimane sulla punta della dita, come una calla, due, mille.Ti calma il cuore, se guardi.

Lei non aveva voglia di apparire, era scontrosa e si capiva dal fatto che chiamava a sè tutte quelle nubi ad avvolgerla e coprirla, continuamente. Pensò di certo fosse meglio scomparire, per un po', per quella sera almeno, e pregò gli dei di accontentarla. Di fatto qualcosa cambiò.
Io guardavo divertita, tutto il suo dafarsi per disfarsi, affacciata al davanzale.
Da lontano sentì le moto accelerare, i centauri avevano già capito e a nessuno andava di essere inondato. I primi lampi bianchi arrivarono muti. Lei era ormai scomparsa dentro un cielo che s'accumulava di nubi neri. Poi le prime gocce, ma solo in una piccola zona circoscritta, il mio capo sporto non beava ancora di quel succo d' acqua veloce. Poi prese a piovere ovunque, un pipistrello scappò disturbato cercando un sottotetto tranquillo. Si aggiunsero i tuoni ma senza troppo fragore, quasi a non voler disturbare il sonno aggraziato dei bimbi.
La luna se la rideva da dietro le quinte per chi la dimora non aveva ancora raggiunto.
°
Mentre consumavo l' ultimo rigo di sigaretta, pioveva forte; chiusi le imposte e tornai a letto. Fissai, distesa, il cielo ancora per un po', che i lampi mi sono sempre piaciuti. Ripensai al muso che ci eravamo tenute per un giorno intero, alle scuse scambiate per la prima volta e al bacio che mi hai dato.
Pensavo che non mi avresti sciolto il cuore al ricapitolare del tuo giovine orgoglio, sapevo che saresti venuta e mi preparavo a darti 'un però', invece mi hai commosso e ti ho abbracciato.
Sono stata in un posto che le stelle si vedevano tutte,
a fissarle pareva ti cadessero addosso
E pure il giorno era bello, oziando tra vigne assopite, fiori di ciliegio
e bicchieri di nebbiolo

ci sono angoli del giorno
che sono tremendi
e altri leggeri e morbidi come due piume,
fessure che si aprono in squarci
o sagome sinuose da gattonero,
ci sono pure dei silenzi di piombo
che sembrano panni stesi e già secchi di sole
oppure momenti di centrifuga
dove l'adrenalina fa quasi scoppiare il cuore
e fateci caso che mai mute sono le ore,
ognuna col suo bagaglio di storie da ordire:
bagnate di umori o intrise di risa,
cucinate sfiziose o come sobrie pietanze
maldestre o seriose
cucite o rammandate,
eppure ognuna ha la sua da dirti.

[ John Dickson Batten 'Sleeping Beauty: The Princess pricks her Finger '
1914 ]